Pubblicato il: 12-03-2010
L’Italia è al secondo posto in Europa per la produzione di energia solare. A renderlo noto è il
Ministero dello sviluppo economico, che annuncia il superamento della fatidica soglia di
un GigaWatt di potenza installata, grazie al settore fotovoltaico nel nostro Paese.
Secondo i dati forniti dal ministero, i circa
70 mila impianti certificati in esercizio, con una produzione di energia pari a 1.300 GWh su base annua, possono infatti fornire energia elettrica a quasi
500 mila famiglie (vale a dire un milione 200 mila persone, corrispondenti circa alla popolazione dell'intero Friuli-Venezia Giulia), con un consumo annuo di 2.700 kWh.
Nel Polesine il parco più grande d’Europa
Proprio ieri è stata annunciata l'avvio della costruzione, in provincia di Rovigo, del
più grande parco fotovoltaico d'Europa. L'impianto ad energia solare si svilupperà su una superficie di oltre 850 mila metri quadrati ed avrà una potenza installata di 72 MW. La produzione di energia dovrebbe raggiungere piena operatività entro la fine del 2010. Nel primo anno di attività, il sistema produrrà energia per il fabbisogno di oltre 17 mila famiglie, con un risparmio annuo di quasi 41 mila tonnellate di anidride carbonica, paragonabile all'eliminazione dalle strade di 8mila automobili (news del
Gazzettino.it).
Investimenti nelle energie rinnovabili
Negli ultimi anni, numerosi investimenti e progetti sono stati indirizzati dai Governi che si sono succeduti verso il settore del fotovoltaico. Il primo e il secondo
conto energia, tanto per cominciare, hanno promosso impianti per una produzione complessiva di 165 MW nel 2005 e di 835 MW nel 2007.
Anche il
settore della ricerca ha ricevuto numerosi stimoli dal ministero che nel triennio 2006-2008, attraverso gli accordi di programma con Enea, Cnr ed Erse, ha finanziato
15 milioni di euro, a cui si aggiungono altri
4 milioni di euro nel 2009. Per il triennio 2009-2011 l'impegno economico prevede un finanziamento per altri 8 milioni di euro. "'Dopo i risultati positivi del settore delle energie rinnovabili registrati nel 2009, questo nuovo traguardo è molto significativo per la nostra strategia energetica e, al tempo stesso, incoraggiante dal punto di vista economico ed industriale", ha detto il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola.
L’altra faccia della medaglia
Ben diversa la fotografia offerta domenica scorsa nella puntata di
Presa Diretta condotta da
Riccardo Iacona. Si è parlato delle energie rinnovabili, mostrando il caso eccellente della città tedesca di
Marburg e di altri governi europei che hanno promosso interventi di sostegno economico più incisivi sulle rinnovabili, in particolare eolico, biomasse, e fotovoltaico.
Invece di ridurre le emissioni di Co2 del 20%, come richiesto dall’
Ue, l’Italia ha aumentato nell’ultimo anno le emissioni del 10. La Germania è arrivata a raggiungere il 16% di energia con le rinnovabili con una legge specifica: chi produce energia pulita, dal sole o dal vento, può venderla alla rete nazionale. Si sono creati così almeno 750mila posti di lavoro tra imprese e indotto. Il sole è stato un
volano per la ricerca, a partire dai laboratori che producono pannelli di ultima generazione, meno costosi perché usano solo una sottile striscia di
silicio, e industrie un tempo inquinanti ora sono
"fabbriche del sole" e permettono di realizzare con milioni di celle solari
grandi parchi fotovoltaici.
Una legge che assomiglia a quella sulle rinnovabili della Germania da noi c’è, ma come spesso accade in Italia è l’
applicazione che manca. La troppa
burocrazia blocca le migliori intenzioni. In Italia ci vogliono circa due anni per realizzare un parco fotovoltaico, mentre il
decreto legislativo 387/03 prevede massimo sei mesi per avere l’autorizzazione. Aziende italiane che producono pannelli solari, alla fine, sono spesso costrette ad esportarli.
L’eolico… quegli impianti fermi
Nella partita dell’eolico in Italia ci sono moltissimi impianti pronti e purtroppo fermi. Di fatto quando le aziende non hanno un buon rapporto con le amministrazioni locali o comunque non chiedono accelerazioni delle pratiche si vedono bloccati i passaggi, faldoni sorpassati dagli appalti di altre imprese. Insomma, se non fai la questua la pratica si blocca, le pale restano ferme, il lavoro manca, milioni di euro vengono spesi per l’investimento iniziale ma i guadagni sono procrastinati anche di 4-5 anni nelle migliori delle ipotesi. Parliamo di zone con
intere distese di territorio adatto alle installazioni, che avrebbero bisogno di
posti di lavoro, di
fabbriche in attività, di investimenti. La Calabria ha pochissimi parchi eolici. Ancor meno la Basilicata. Così la Sicilia. Regioni che toccano anche un tasso del 13% di disoccupazione. Infine, sul
business delle rinnovabili, pesano le
infiltrazioni della mafia (a Trapani c’è un parco eolico dove le pale non hanno mai prodotto neanche un kilowatt/ora).
Pale d’autore, la sostenibilità diventa marketing territoriale
Di fronte a questo quadro sollevare il problema della deturpazione del paesaggio sembra una critica paradossale. In genere le aree sono scelte proprio perché esterne ai circuiti urbani e turistici. E poi le pale possono essere talmente belle da essere meta di turismo di lusso. Lo ha scoperto Wired e ne ha fatto un servizio: in Norvegia hotel di lusso di oltre 30mila metri quadri sono stati costruiti dentro le pale eoliche. Il progetto è dello studio portoghese Onoffice, vero capolavoro di architettura contemporanea sostenibile.
Sara Sacco
Giorgia Iazzetta