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Pubblicato il: 29-01-2010 Un 2010 a tutta... BiodiversitàPer biodiversità non si intende infatti solo la varietà di specie animali e vegetali presenti nella biosfera, ma anche quelle genetiche intese come specie e popolazioni umane. Senza dimenticare che la distruzione di un ecosistema, l'estinzione di una specie animale o vegetale che sia, comportano uno squilibrio i cui effetti sono difficili da prevedere; dalla "banale" alterazione della catena alimentare animale e umana, a meccanismi biologici più evidenti come il rapporto tra deforestazione e desertificazione del territorio, i cui effetti sono drammatici non solo a livello globale ma anche più direttamente sull'agricoltura, e, dunque, sul benessere delle popolazioni. Ed è di questi temi che si è discusso a Madrid, dove la Commissione europea ha inaugurato l'anno della Biodiversità ridefinendo gli obiettivi dell'Unione sul fronte del depauperamento delle diversità biologiche. Obiettivi che fissavano il 2010 come l'anno dello stop totale al processo di degrado ambientale, ridefiniti, poiché ovviamente non raggiunti, interessando così una sfera molto ampia che va dalla tutela ambientale tout court, alla gestione della caccia e della pesca, al controllo dell'inquinamento, fino all'agricoltura, veicolo di cura del territorio e mantenimento della biodiversità vegetale e animale, se sviluppata in modo rispettoso sotto il profilo ambientale (vedi il sito della Fao). In questo quadro anche l'Italia, seppur tra scandali rifiuti ed eco-mafie, sta muovendosi soprattutto sul fronte delle amministrazioni locali, aderendo alla chiamata delle Nazioni Unite (vedi la pagina dedicata sul sito del Ministero dell'Ambiente). Il nostro paese infatti è caratterizzato da considerevoli differenze ambientali, tra montagne, mare, aree semi-desertiche, pianure e zone umide, e raccoglie oltre 57.000 specie di animali e oltre 6000 di flora, quasi il 50% di quella presente in Europa. Un ecosistema da tutelare con politiche pubbliche mirate, controllo del territorio, e valorizzazione della tradizione agricola. Non mancano iniziative vocate alla tutela della biodivesità, dall'attenzione al cibo che significa filiera corta e valorizzazione dell'agricoltura locale, a precise strategie regionali anti ogm, come nel caso delle iniziative della Regione Toscana o Regione Piemonte, tra le prime ad opporsi alla diffusione degli organismi geneticamente modificati, nati per coltivazioni industriali e standardizzate che nulla hanno a che vedere con le specificità e le eccellenze alimentari e la cura del territorio nel rispetto della sua struttura tradizionale. Un punto al centro dell'attenzione anche delle politiche della Regione Emilia Romagna che ha visto proprio negli agricoltori i custodi della biodiversità. Maria Costanza Candi |
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