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Pubblicato il: 01-12-2009

Il valore della condivisione nella PA, ne parla Luca Menini

L'intervista: Il valore della condivisione nella PA, ne parla Luca Menini
"Oggi non puoi fare ricerca se sei isolato dal mondo, non ottieni risultati. La condivisione è un vantaggio competitivo perché permette di abbattere i costi. Come nella costruzione di un grande palazzo il tuo lavoro è un pezzo del lavoro più grande, così nella società della conoscenza condividere è vincente. Ti permette di arrivare meglio e prima al risultato. Questo è il vantaggio più evidente del confronto su un progetto aperto".
Luca Menini
, esperto in nuove tecnologie e open source, descrive così un concetto chiave alla base del software libero. Sono ancora poco conosciute le pratiche e soprattutto le opportunità che l’open source apre per il mondo della pubblica amministrazione. “Ma i tempi sono maturi perché questi vantaggi siano disponibili anche ai cittadini”. Menini fa parte dell’Associazione no-profit Italian Linux Society (nella foto il logo), ed è direttore della Scuola di Alta Specializzazione Ambientale di ARPAV.

Questi temi saranno al centro di un corso di formazione che inizierà il prossimo 11 dicembre a Feltre dedicato a tecnici, amministratori pubblici e aziende.


D: Quali sono concretamente i vantaggi per la PA di utilizzare le tecnologie open source? Perché ad  esempio preferire Linux come sistema operativo rispetto a Windows o Apple?

R: Trasparenza. Tutti i processi alle spalle dell'open source sono trasparenti. Inoltre per il tipo di licenza d'uso con cui viene distribuito, mi permette di concentrare le risorse nei servizi e nel supporto. Poiché supporto e servizi tipicamente vengono erogati da aziende presenti nel territorio, riesco a dare lavoro e faccio anche girare l'economia.
Da ultimo c'è il vantaggio del risparmio.
Usare Linux o Windows è lo stesso. Oggi i sistemi operativi sono praticamente identici. Funzionano sulle stesse macchine e fanno le stesse cose. Linux ti dà il vantaggio che, se vuoi, puoi deciderne gli sviluppi. E questo per un'amministrazione pubblica può essere importante.
Infatti già alcune province italiane, Bolzano è un esempio, lo hanno scelto per sostituire Windows.


D: La condivisione della conoscenza, la collaborazione, l’interoperabilità tra amministratori pubblici può avere ricadute positive sui cittadini anche in termini di dialogo con le istituzioni?

R: Come ci fa osservare Don Tapscott, per quante persone intelligenti ed esperte tu possa avere all'interno della tua azienda o amministrazione, ne avrai sempre meno di quelle che sono all'esterno. Sfruttando la bella caratteristica della conoscenza – se la condividi, aumenta – è possibile massimizzare le ricadute per i cittadini.
Non dimentichiamo che cittadini e imprese già pagano il funzionamento della PA con le tasse. Proprio per questo hanno diritto ad avere libero accesso ai suoi "prodotti". È giusto quindi che tutti possano utilizzare le opere dell'ingegno prodotte con i loro soldi. Dovrebbe sempre essere possibile conoscere, copiare, condividere, rielaborare, il grande patrimonio culturale e di dati in possesso della pubblica amministrazione. Questo non viola il diritto d’autore. È semplicemente una forma nuova di diritto d'autore che concede ai cittadini il diritto all'uso, anche commerciale, del "sapere" prodotto grazie alle tasse di tutti. Ad esempio perché un agriturismo non può utilizzare sul proprio sito internet le informazioni culturali del proprio territorio, costruire percorsi personalizzati per i propri ospiti proprio puntando sul valore culturale della zona in cui opera? È proprio così che nella "società della conoscenza" si crea valore aggiunto. Non più burocrazia che limita ed esclude, ma coinvolgimento di tutti nella "catena del valore".


D: Lei è molto attento al tema del rispetto per l’ambiente, anche per i mestieri che ha fatto... È vero che il software libero ha anche un minore impatto ambientale? Perché?

R: Negli ultimi 10 anni la durata di un computer è passata da 6 anni a 3. Questo contribuisce pesantemente sulla quantità di rifiuti elettronici prodotti. Chi ci ha spinto a cambiare computer con maggiore frequenza? Le nuove funzionalità del software che richiedevano macchine via via più potenti. A livello mondiale la quantità stimata di rifiuti elettronici è tra 20 e 50 milioni di tonnellate ogni anno. Per capire di quanto rifiuto stiamo parlando, consideriamo che se lo caricassimo su un treno, sarebbe lungo come la circonferenza della terra! Il software libero, che funziona con ottimi risultati e si aggiorna su tutti i computer, non ci obbliga a cambiarlo. Ecco un modo semplice per non produrre rifiuti. Questi argomenti sono ben trattati nel libro di Giovanna Sissa Il Computer sostenibile


D: Può spiegarci in due parole cos’è Ubuntu?

R: Ubuntu è declinazione di Linux più vicina all'utente non esperto. È anche una nuova esperienza. Se lo installo nel mio computer sperimento un sistema operativo, semplice, sicuro, veloce.


D: Ci piacerebbe sapere la sua opinione sulla proposta di Wired di candidare Internet al Nobel per la Pace …

R: Il Nobel per la Pace lo meriterebbe di più l'acqua!
A tutti gli uomini e donne che quotidianamente la rispettano e non la sprecano.
Per internet c'è tempo. Prima è più importante che diventi disponibile a tutti.


Giorgia Iazzetta




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