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Pubblicato il: 13-11-2009

Infomobilità, in rete per la gestione del traffico

L'intervista: Infomobilità, in rete per la gestione del traffico
Sostenibilità e mobilità urbana, due concetti che appaiono lontani considerando il livello di smog e traffico che viviamo quotidianamente nelle nostre città, grandi e piccole. Sono oltre 200 le ore che spendiamo ogni anno nel traffico cittadino, ore che potrebbero essere recuperate accrescendo il livello di informazione degli automobilisti, che, adeguatamente aggiornati, possono modificare i propri percorsi, limitando così il formarsi di ingorghi.

La tecnologia in questo senso è di grande aiuto. Sono note le applicazioni di sistemi GPS che informano sulla situazione del traffico suggerendo percorsi alternativi, e a questo si aggiungono la cartellonistica digitale distribuita sui percorsi stradali e autostradali o gli applicativi disponibili su internet per verificare lo stato della rete.

L'ICT va però oltre, mettendo a disposizione dell'infomobilità la rete internet e il WiFi integrati con normali dispositivi mobili di uso comune come cellulari e palmari, per rendere l'informazione sempre più perfetta, efficace e puntuale.
La rete, costituita dall'insieme dei dispositivi in circolazione sui veicoli o trasportati dalle persone, e integrata con le tecnologie di localizzazione GPS, permette ai veicoli di comunicarsi informazioni critiche sullo stato del traffico o notizie di natura informativa di ogni tipo, soprattutto in caso di pronto soccorso.

Questo tipo di tecnologie afferiscono all'universo della Vehicle to Vehicle – V2V - e Vehicle to Infrastructure – V2I - Communications, reti costituite per l'appunto da autoveicoli, persone, e infrastrutture di rete a terra, che fanno di ogni mezzo di trasporto non solo una “monade”, ma un nodo di una rete più ampia, in continuo movimento e dunque in grado di raccogliere informazioni dal punto in cui si trova e trasferirle dove servono, ad una centrale operativa per la gestione del traffico, o a una distanza sufficiente da permettere ad altri automobilisti di cambiare percorso, ottenere informazioni, scaricare file multimediali.

Gli ambiti di applicazione spaziano infatti dal trasferimento di contenuti multimediali ad esempio per la promozione turistica, a notizie commerciali come il costo della benzina, fino ad applicazioni legate alla protezione civile come la gestione delle priorità semaforiche. Il mezzo di soccorso, sopraggiungendo, segnala la propria presenza all'apparato disposto sul semaforo, che diventa verde, permettendo al flusso di traffico di scorrere e liberare la carreggiata. I dati vengono trasmessi di veicolo in veicolo segnalando al semaforo l'avvicinarsi nel mezzo di soccorso e permettendo al sistema di funzionare.

Si tratta di applicazioni del futuro, al centro della ricerca accademica proprio per le straordinarie possibilità in termini di riduzione dei costi economici ed ecologici del trasporto privato.

Un mobility manager potrà presto accedere a un'offerta di strumenti a supporto della propria attività gestionale. Sono ormai oltre 60 le PA italiane dotate di un ufficio preposto e 800 i mobility manager attivi sul territorio.

Di questi temi si è parlato nel corso di una giornata di studi tenuta a Torino, nell'ambito del Progetto Vicsum, finanziato da Regione Piemonte e gestito da Politecnico di Torino, CSP e Centro Ricerche Fiat.
Il progetto ha portato alla creazione di un'infrastruttura sperimentale (vedi video su lastampa.it) interamente fondata sul paradigma dell'Open Source e l'uso di dispositivi mobili come palmari e cellulari.

Tra gli invitati alla giornata di studi anche Mario Gerla, esperto mondiale del settore, docente alla statunitense UCLA, a cui chiediamo di spiegarci meglio le definizioni…

“L'infomobilità è il concetto di usare l'informatica in supporto alla mobilità, permettendo al conducente di un'autovettura di migliorare i percorsi usando le informazioni che raccolgono dalla rete. Il vantaggio si estende anche a chi va a piedi, con in mano uno smartphone, per decidere ad esempio che mezzi prendere per spostarsi. Un altro termine di grande uso è quello di mobilità sostenibile, intendendo con ciò il permettere alle persone di muoversi senza distruggere risorse importanti e riducendo l'impatto sull'inquinamento atmosferico attraverso l'abbattimento del consumo di combustibili fossili”.

Un esempio di accresciuta efficienza con l’uso di queste tecnologie?
Beh posso fare un esempio legato alla gestione dei semafori. Con le cosiddette Greenways, per cui uno parte col verde e arriva fino alla fine della città senza attese che superino i 2-3 minuti, ho visto dati che parlano di un risparmio di 10-20% nel consumo di combustibile, senza parlare dei vantaggi legati all'emissione di inquinanti di tutti i tipi – combustibili fossili, ma anche particolato dovuto al rotolamento e alla frizione dei pneumatici sull'asfalto N.d.R. -. I costi sono poi ridotti dalla riduzione dei ritardi negli spostamenti, il che ovviamente comporta anche un risparmio in tutta la filiera. Per sostenibilità si intende dunque anche il risparmio di tempo delle persone.

Si parla di Mobility Management: esistono esperienze importanti a livello Italiano o Europeo?
No, perché fino ad ora si è fatto poco, per lo meno sul piano dell'infomobilità di cui parliamo noi, cioè la V2V e V2I che non è ancora applicata se non in modo sperimentale. I servizi dei navigatori che offrono informazioni sui cantieri si limitano a darci notizie su base storica, non in tempo reale, perché il processo ora è one way. Ma il servizio sarà reale quando diventerà two way. Chiedo cioè al navigatore che mi dia la situazione reale al momento e il navigatore, misurando la situazione del traffico sui veicoli, estrae i dati reali, i ritardi, le congestioni.
Si tratta di misure che una volta richiedevano molta fatica, e che ora si potrebbero fare in real time perché il db del navigatore può osservare, elaborare e inviare i dati al settore trasporti che decide poi come smaltire il traffico.
L'automezzo diventa quindi una sonda che propaga le informazioni raccolte muovendosi al sistema di controllo, che a sua volta ri-pompa l'informazione ai veicoli in forma aggiornata e rielaborata per risolvere la situazione fornendo percorsi alternativi.

Ma tutto questo ad oggi non esiste…
Quello che è importante capire è che per fare il prossimo passo la tecnologia già esiste, basta rendere i navigatori two way, è non è difficile, poi ci vorranno dei sensori sulle auto. E questo è un percorso più lungo.

Che previsioni ci sono in termini di tempi?
Direi nel giro di due anni. I navigatori ci sono, basta usarli in modo differente. Mentre ci vorrà più tempo per avere la misurazione dell'inquinamento in tempo reale, cosa che implica una dotazione specifica a bordo veicolo, con un'ampia diffusione nel mercato consumer.

Un'amministrazione che vuole mantenere il passo, che genere di investimento dovrebbe affrontare? Che modulo organizzativo?
Il problema è spingere i produttori di navigatori a parlare con le autorità di gestione del traffico. Devono cominciare a collaborare scambiandosi informazioni, senza collaborazione rimangono scollegati. I navigatori non hanno informazioni in tempo reale, mentre le autorità non possono avere la tecnologia. I problema è capire lo user behaviour, vedere come reagisce l'utente anche rispetto alla raccolta di dati sugli spostamenti.
La PA può favorire la partnership tra i produttori di navigatori e le autorità di gestione del traffico, fornendo informazioni in tempo reale, dando notizie su come viene gestita la priorità semaforica; vi diamo le nostre informazioni pratiche permettendovi di essere competitivi, e voi in cambio supportate lo sviluppo di tecnologie che favoriscano la gestione del traffico.
Insomma la PA può svolgere un ruolo di acceleratore di sviluppo.

Maria Costanza Candi




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