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Pubblicato il: 17-07-2009

Disuguaglianze digitali: nuove forme di esclusione sociale

Rivistando: Disuguaglianze digitali: nuove forme di esclusione sociale
Il diverso tipo di relazioni e interazioni che gli attori sociali hanno sviluppato nei confronti delle nuove tecnologie della comunicazione è stato tradizionalmente indicato con il termine divario digitale. In particolare, con questa espressione si fa riferimento alle diverse relazioni, intrattenute con Internet, che assumono la configurazione di disuguaglianza di accesso alla rete. Divario digitale sta dunque ad indicare una forma di disuguaglianza esistente tra coloro che hanno accesso ad Internet, alle informazioni e alla conoscenza rintracciabili in esso, e coloro che non hanno questa opportunità.

Queste le tematiche trattate nel nuovo libro di Sara Bentivegna Disuguaglianze digitali. Le nuove forme di esclusione nella società dell'informazione, edito da Laterza (scheda libro).

La diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare di Internet, è stata presentata con estremo entusiasmo come la possibilità di accedere ad una società dell’informazione globale e priva di barriere spaziali. Inclusione ed apertura sono caratteristiche che hanno alimentato il mito della rete democratica ed egualitaria in grado di colmare le distanze geografiche e sociali tra le persone.

Gli studi sulla diffusione di tali tecnologie mostrano però le cose non stanno andando proprio così, sia per quanto riguarda il confronto tra Stati che all’interno di uno stesso territorio.

Nel manuale l’autrice esamina il processo dell’esclusione digitale che, secondo la tesi da lei sostenuta, può essere causato da molteplici variabili: condizioni economiche, analfabetismo informatico degli utenti e assenza di infrastrutture, ma soprattutto ha cause e conseguenze sociali. Il modello della rete pervade la società, dà forma alle relazioni umane, è alla base di ogni tipo di attività economica, politica, associativa o religiosa. Chi non ha i mezzi per accedervi è fuori da tutto, intrappolato al fondo della piramide sociale.

Il divario digitale può però essere visto su due fronti: da una parte la disuguaglianza nella distribuzione delle nuove tecnologie è causa di una frattura profonda, dall’altra si prospetta come possibilità di sviluppo e progresso. Lo scenario che prevarrà dipende dalle decisioni delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali, dai progetti promossi sia a livello locale che nazionale, e soprattutto dalla collaborazione di tutti, che è indispensabile per evitare che il divario diventi incolmabile.

In Italia l’On. Paolo Romani ha recentemente preannunciato, entro il 2012 la "fine" del digital divide: il Governo italiano ha infatti deciso di investire ben 1,5 miliardi di euro (fondi pubblici) nel settore della banda larga che dovrebbe portare lavoro a circa 50mila lavoratori con un notevole aumento del pil. Un progetto ambizioso che comporterà oltre 30mila interventi di natura tecnica.

Secondo l’autrice è necessario che la politica si occupi di queste problematiche proprio per trovare il modo di massimizzarne i benefici e di minimizzarne gli svantaggi: non solo i Paesi sviluppati possono trarre giovamento dal corretto uso e dominio delle ICT trasformando i loro sistemi economici e le loro amministrazioni, ma anche i Paesi in via di Sviluppo possono iniziare a intravedere la prospettiva di un nuova crescita.

Sara Bentivegna, insegna Teorie delle comunicazioni di massa e Comunicazione politica presso l’Università di Roma La Sapienza. Da anni si occupa del rapporto tra politica e Internet e su questo argomento ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere.

Elisabetta Ruggeri




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