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Pubblicato il: 03-07-2009 La Svezia per un'Europa più verde![]() La Svezia per una Ue più “verde”Tra le questioni più urgenti, la Svezia ha l’arduo compito di portare i 27 Stati europei ad una intesa comune prima della Conferenza sul clima di Copenhagen che si terrà il prossimo dicembre. Qui l’UE dovrà negoziare con gli altri Paesi industrializzati per arrivare ad un accordo per il post-Kyoto. Nel programma presentato la Svezia rileva tre punti critici in vista dei negoziati: innanzitutto il taglio delle emissioni di gas serra del 25-40% da parte dei Paesi industrializzati; le limitazioni che devono riguardare anche le economie in crescita, al fine di invertire la tendenza del continuo aumento a livello globale; in ultimo occorre accordarsi sui finanziamenti per le misure di riduzione delle emissioni, di regolazione e il trasferimento di tecnologie per i Paesi in via di sviluppo. Con l’approvazione del cosiddetto “pacchetto 20-20-20”, l’Ue ha già imposto ai suoi Paesi membri di ridurre del 20% le emissioni e di arrivare al 20% di energie rinnovabili entro il 2020. Proprio sulle fonti rinnovabili l’Ue ha recentemente invitato gli Stati a presentare i propri piani di azione entro il 2010 e le strategie adottate per raggiungere l’obiettivo. Ciò non solo per garantire che i piani d'azione nazionali siano sufficienti, ma anche per permettere confronti fra loro e con le relazioni che gli Stati membri e la Commissione dovranno elaborare ulteriormente sull'entrata in vigore della direttiva.Un Paese all’avanguardia sulle rinnovabiliLa Svezia non avrà di certo problemi a raggiungere questi obiettivi dato che già un quarto della propria energia proviene da fonti rinnovabili (idroelettrico, biomasse, eolico, geotermico, biocarburanti) e punta a raggiungere il 50% entro il 2020, obiettivo per il quale ha già stanziato 27,3 milioni di euro per ogni anno dal 2010 al 2020. In Svezia già dal 1991 è stata introdotta la “carbon tax”, tassa mirata che colpisce chi continua ad usare energia di origine fossile e che di certo ha costituito un ottimo incentivo per passare all’energia rinnovabile. In vista dell’appuntamento di Copenhagen, la guida svedese del semestre europeo sembra arrivare nel momento più opportuno: con il suo esempio concreto di differenziazione delle fonti energetiche legate alla crescita economica, è il soggetto più credibile per convincere gli altri Paesi ad adottare politiche economiche a basso impatto sull’ambiente (approfondimenti nell'articolo di Luigi Offeddu su Corriere.it).Maura Feliziani |
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