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Pubblicato il: 27-02-2009 Transpolitica. Nuovi rapporti di potere e sapereIl sempre maggiore distacco dei cittadini dalla politica va ricercato secondo gli autori nelle nuove identità digitali del nostro tempo. Viviamo in un’epoca edonistica di rifiuto del sacrificio, dove l’incandescenza della vita e della pulsione qui ed ora si sostituiscono al razionalismo dello spirito moderno, che lasciava ben poco spazio alle emozioni e alle forti pulsioni ludiche oggi raggiungibili molto più facilmente con le nuove piattaforme tecnosociali. I due autori usano un linguaggio vivace, molto appropriato alla rete, coinvolgente e ricco di termini suggestivi, disegnando un mondo fluido e frenetico, dove i cittadini vivono una meravigliosa allucinazione collettiva e condivisa, consapevoli che stanno sognando, ma contenti di continuare a farlo insieme agli altri. È una realtà che seppur virtuale è incentrata sul corpo. O meglio sul corpo espanso, sincretismo di presenza materiale e identità virtuale. Una realtà intrisa di tecnomagia, come la chiamano gli autori, per intendere la facilità con cui quasi magicamente possiamo contribuire alla rete anche senza capirne i meccanismi tecnologici, connetterci senza fili, partecipare a blog, flash mob, Second life, Facebook e altri social media. Il tutto pone indubbiamente un problema di inquietudine da eccesso di libertà e potenza, da disponibilità infinita di spazi creativi, anche per la pulsione distruttiva che spesso è legata agli eccessi edonistici. Il saggio offre sicuramente una lettura affascinante della società digitale. Il fascino viene soprattutto dallo spazio conquistato “dalle spinte dal basso che si consumano nei paesaggi multimediali”: le tante possibilità date dall’open publishing e da questa inedita, eccitante, libertà di espressione. Il potere ‘liquido’ della postomodernità si esprime in molte comunicrazie, spiegano gli autori: “comunità che vibrano all’unisono, in uno stato di comunione, attorno a una comunicazione”. Comunità che spesso si scagliano contro i politici. E questo non avviene da parte del singolo isolato, ma di un singolo inserito in qualcosa di più grande, un corpo allargato, una vera e propria tribù. Sono queste le nuove sensibilità transopolitiche secondo Susca e De Kerckhove, con nuove regole e codici che sfuggono al controllo: anzi, il tentativo di controllo ha un effetto boomerang, perché cementifica di più le tribù in atteggiamenti antipolitici. Le reti sono mobili, non vogliono istituzionalizzarsi, inventano nuove grammatiche che superano la razionalità della scrittura ed esaltano la dimensione estatica dell’essere insieme. Il fatto è che questa attitudine alla fluidità che tende continuamente a sfuggire meccanismi sorveglianti, sembra offrire una visione un po’ troppo 'incantata' e celebrativa della rete. Non tiene conto per esempio di alcune forme di controllo molto sottili, dei nostri gusti e dei nostri comportamenti, al di là dei tentativi più palesi e maldestri di mettere bavagli allo sciamare delle voci. Spesso non siamo naviganti così consapevoli. L’analisi di Transpolitica è approfondita quando si focalizza sulla cyborgsfera, la sua religiosità postmoderna e il rapporto con il potere, ma rimane settoriale nel momento in cui non prende in considerazione quello che rimane fuori del tutto o in parte dalla rete: i partiti in primis (ma anche il variegato mondo delle associazioni), che saranno anche residui di una politica vecchio stile, ma sono ancora lì. È tramite i partiti che si selezionano i candidati. È con i partiti che si struttura il voto. Siamo così certi che i politici stiano tutti assistendo oggi alla loro “saturazione” cercando disperate ancore di salvataggio nello scimmiottare i nuovi linguaggi delle masse con un maquillage poco credibile? E si può già parlare di "masse" quando in tanta parte d'Italia non è ancora arrivata l’Adsl? Le attuali tendenze transpolitiche che stanno fuori e lontano dai vecchi schemi politici, ci pongono il problema di capire quali sono e quali saranno i nuovi scenari della democrazia, senza dimenticare però che quanto arriva dopo non spazza mai via completamente quello che c’era prima. Il grande merito di questo saggio è quello di incuriosirci su quali saranno le derive di una cultura postmoderna basata sul gioco e la sovversione, sul gusto di mettere e mettersi in comune. Certamente questa brama di protagonismo, comunicazione e libertà di espressione, potrà essere molto utile per dare sale alla democrazia. Gli abitanti della cybercultura mostrano una grande sete di esperienze e di partecipazione. Una miniera di idee, prima di tutto, ma soprattutto di energie ed emozioni. Perché se le potenzialità sono immense, il valore di tutte le piattaforme figlie del web 2.0 è di per sé debole: sono meri contenitori di esperienze. Il senso che possono assumere dipende da come noi, utenti della rete, “abitiamo” questi spazi. Giorgia Iazzetta |
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