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Pubblicato il: 27-02-2009 Glocal, vivere la città nell’era digitaleLe Città stanno diventando sempre più “glocali” grazie alle nuove possibilità di relazione con il mondo offerte dalle tecnologie digitali ICT. Utilizzo il concetto di “città glocali digitali” poiché desidero collegarlo al tema della “glocalizzazione” introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman e proverò a declinarlo in termini pratici in questo articolo associandolo al senso del Glocal Forum per la cooperazione tra le città. Negli ultimi anni diverse realtà locali della Pubblica Amministrazione italiana si sono accorte delle potenzialità offerte dalla rivoluzione elettronica in corso. Spesso i progetti sono realizzati con innovative formule di partnership che vedono cooperare assieme il Pubblico e le Imprese attente alla Responsabilità Sociale, le Associazioni di Categoria, le Università, i Parchi scientifici e tecnologici, fino al vasto mondo del Terzo Settore. Gli Enti Locali si sono posti l'obiettivo di valorizzare le energie dei cittadini e dei visitatori assieme alle risorse culturali, ambientali e sociali dei propri territori. Venezia, Siena, Roma, Urbino sono solo alcuni esempi che vanno al di là della semplice copertura tecnica WiFi del territorio. Il Comune di Venezia ha di recente attivato un sistema di gestione digitale unificato di trasporti terrestri e marittimi, di tutti i parcheggi, dei pedaggi nelle zone a traffico limitato ZTL degli autobus turistici, Musei Civici, servizi igienici e anche i matrimoni al Palazzo Municipale. La città sta integrando l'approccio alla Sostenibilità con tariffe che premiano chi prenota e affluisce in bassa stagione. Venezia si candida ad essere la prima città al mondo a fornire, per i nati nel Comune, assieme al rilascio anagrafico dell’atto di nascita, anche username e password per accedere gratuitamente a Internet e certificare l’identità digitale. A breve sarà attivo il servizio WiFi che mira a coprire il 100% del territorio e il Comune si sta mettendo in contatto diretto con i circa 25.000 giovani residenti dai 14 ai 25 anni che avranno accesso alla rete gratis. Il Comune di Siena valorizza invece la partnership con l'Università e la collaborazione dei Vigili del Fuoco. Infatti, assieme al Dipartimento di Ingegneria dell'informazione, mira ad assumere un ruolo leader circa l'applicazione delle nuove tecnologie per la tutela dei beni culturali, come sistemi antincendio. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il Comune di Roma, con “Roma Wireless”. Si tratta dello spin-off del Distretto dell'Audiovisivo e dell'ICT. Il progetto studia come la tecnologia wireless possa essere utilizzata per servizi pubblici e privati avanzati in materia di sicurezza, turismo, traffico, formazione ed edutainment. La città di Urbino si caratterizza come importante esempio di esperienza italiana relativa alla partecipazione digitale. Il lavoro di ricerca sul campo promosso dal Laboratorio Larica con la Facoltà di Sociologia ha come oggetto di studio i linguaggi digitali, l’uso e l’evoluzione delle tecnologie in chiave soprattutto sociale, ma non solo. Urbino, mediante il Festival dei Blog “conversazioni dal basso”, si è posta il problema di studiare soprattutto il “come” del linguaggio digitale piuttosto che le innumerevoli possibilità di contenuto. Il Friuli Venezia Giulia è da diversi anni che investe in nuove tecnologie. Nei piani di sviluppo regionale c'è l'obiettivo di raggiungere la totale copertura territoriale WiFi. Ma la Regione più a Est del Paese guarda anche a Sud. Di recente, presso il Salone delle imprese BtoBe di Potenza, anche a testimonianza della preziosa e solidale vitalità rappresentato della rete italiana dei parchi scientifici tecnologici, è stato firmato un importante accordo tra AREA Science Park di Trieste e Regione Basilicata. Quindi, le nuove tecnologie digitali sono e saranno sempre più determinanti per lo Sviluppo. Per comprendere la progressione d’importanza suggerisco di porre attenzione all’Indagine multiscopo ISTAT 2008 (v. in particolare da pag. 18 a 20). Si tratta di una ricerca su bambini e ragazzi dalla quale emerge che cresce in primo luogo l’uso del cellulare: considerando la fascia d’età 11-17 anni, tra il 2000 e il 2008 si è passati dal 55,6% al 92%. La crescita maggiore si è verificata tra i più piccoli. La quota di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni che utilizza il cellulare è passata, infatti, dal 35,2% al 83,7%. In fortissima crescita risulta anche l’uso di Internet. Nel 2000 i ragazzi tra 11 e 17 anni che navigano con regolarità erano 28,5%, nel 2008 sono diventati il 66,9%. In crescita anche la quota di minori che usa il pc, passata dal 41,7% al 59,8%. I dati ISTAT portano alla luce l'obiettiva necessità di una PA impegnata ad adeguare in modo durabile e sostenibile le proprie politiche di sviluppo. In questo senso evidenzio l'importanza del termine Prosumer che, a mio avviso, ben interpreta lo stato evolutivo attuale del web 2.0. In una direzione orientata dalle “Città glocali digitali” torna anche utile quanto emerso in una recente indagine USA sui “nativi digitali”, che aiuta a comprendere la prima generazione di nativi digitali, tra overload di informazioni ricevute e prodotte, nuove modalità di fruizione e scommesse formative. Stiamo parlando di un qualcosa che tocca un miliardo di persone che ha accesso alle tecnologie digitali, cresciute fin da piccole con il digitale e diventate progressivamente maggiorenni. “Città glocali digitali” e il tema dell’innovazione in genere porta a riflettere circa il modo e l'efficacia di intervento tra i diversi livelli dello Stato. A cominciare dagli impatti locali introdotti con la Riforma Gelmini che entrerà effettivamente a regime a settembre 2009 per le scuole elementari e medie, mentre per le superiori l’avvio sarà a settembre 2010. Tra gli aspetti che meriterebbero di essere seguiti con particolare attenzione vi è la riorganizzazione degli istituti tecnici indirizzati nel doppio binario dei settori economico e tecnologico: il primo avrà 2 indirizzi, mentre il tecnologico 9 indirizzi. Sarà altrettanto utile seguire gli sviluppi operativi circa il forte investimento previsto nella lingua inglese, unito al rafforzamento delle materie scientifiche. Vittorio Baroni 41 anni, laurea in Pedagogia Sociale e Culturale, abilitato alla Comunicazione Pubblica. Titolare dello “Studio Baroni” è autore della strategia per lo Sviluppo Resiliente. Per quasi 8 anni ha svolto ruoli negli organi di governo del Comune di Venezia. Ha vissuto pluriennali esperienze progettuali a stretto contatto con la PA francese, catalana e tedesca. Nel 2003, con la Municipalità di Marghera, ha applicato il principio di sussidiarietà fondando il Centro di alfabetizzazione informatica con migliaia di cittadini oggi formati mediante tecnologie “open source” |
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