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Pubblicato il: 29-01-2009

Boeri e la sfida per il futuro delle città

L'intervista: Boeri e la sfida per il futuro delle città

Oggi sempre di più si pone il problema di una visione pubblica della città e della sua pianificazione urbana. Occorre riflettere anche su un nuovo modo di pensare la crisi energetica in rapporto con l’economia. Questo ciò che emerge dalle parole di Stefano Boeri, direttore della rivista "Abitare" e direttore artistico di Urbania, il Festival internazionale di urbanistica di Bologna, giunto alla sua quarta edizione, in programma da giovedì 29 a sabato 31 gennaio 2009. “L’inferno e il paradiso delle città” è il tema al centro del festival bolognese di quest’anno. In tre giorni di incontri e dibattiti si affrontano argomenti scottanti che vanno dall’emergenza abitativa al consumo del suolo, dalle politiche di risparmio energetico alla tutela del paesaggio, dalla cementificazione del territorio alle risposte che arrivano dall’economia, dalla progettazione e dalla pianificazione urbana al contributo della politica al governo delle città. Tra le tematiche anche i cambiamenti climatici e una nuova rivoluzione che punti sull’energia pulita, la creatività come strumento per rinnovare le città e chi ci vive. Tra gli ospiti Jeremy Rifkin, Alejandro Aravena, Andrea Branzi, Bjarke Ingels, Enric Riuz-Geli, Franco La Cecla, Eyal Weizman, Hans Ulrich Obrist, Enzo Mari e altri ancora (dettagli nell'articolo di Gaia Tomasi). Urbania è promosso dalla Provincia di Bologna in collaborazione con Urban Center Bologna.

Partendo dalla realtà di Urbania, Stefano Boeri ci spiega come si stanno articolando gli studi sullo scenario metropolitano contemporaneo.


D: Urbania a Bologna si pone come una sfida per le città da tanti punti di vista. Come viene affrontata la collaborazione con le amministrazioni locali in un evento come questo e la sinergia di rete nel tempo con le P.A.?
R: Credo che una rivista come Abitare debba trovare alleati ovunque quando si parla di questioni che riguardano il miglioramento della qualità della vita, dell’abitazione nelle nostre città. Alcune delle pubbliche amministrazioni italiane che in questi anni hanno lavorato in modo più intelligente sono nostri alleati naturali: per esempio, oltre a questo festival di Bologna, abbiamo sviluppato negli anni una iniziativa analoga a questa con la Regione Sardegna, con cui stiamo lavorando per una manifestazione che ogni anno si tiene a Cagliari verso maggio. Questo festival fatto invece sotto le due torri con la Provincia di Bologna e con la partecipazione del Comune è un evento altrettanto importante. In questo caso Urbania pone uno sguardo che riguarda da vicino il tema del futuro delle nostre città. Il senso e il contributo di "Abitare" è di chiamare a raccolta un mondo di professionisti a livello nazionale e internazionale, che collaborano con la rivista o che la seguono, molto ricco dal punto di vista dei saperi e delle discipline. Non solo architetti e urbanisti, ma anche letterari, artisti, scrittori, registi cinematografici, amministratori pubblici che sono a Bologna in questi tre giorni a discutere con noi dal vivo su come affrontare le grandi crisi che la città europea e italiana sta guardando sempre più da vicino.
 

D: L’aspetto ambientale, energetico e  l’emergenza abitativa sono argomenti importanti di dibattito in questo festival. Come si coniugano le esigenze dell’urbanistica e le costruzioni dei grandi architetti con le esigenze di fruizione del cittadino nella sua vita quotidiana e anche di coloro che vivono la realtà della disabilità?
R: Penso che le esigenze si possano e si debbano integrare senza avere falsi moralismi. Alcune delle grandi architetture che stanno nascendo nelle città italiane hanno anche un valore simbolico e di posizionare queste città in un mercato internazionale che oggi è sempre più aspro e competitivo e che aiuta chi chiama queste grandi architetture a competere nell’attrarre flussi finanziari e flussi turistici. Ma questo non deve affatto oscurare un’altra parte della politica urbana che è quella dell’aumento della qualità della vita per tutti i cittadini: queste grandi strutture ed investimenti non devono togliere l’investimento fondamentale che è la “qualità diffusa”. Quindi migliorare la qualità abitativa, risolvere il problema di troppi cittadini italiani che non hanno la casa, migliorare il rapporto con i servizi, con le scuole, con gli spazi verdi e lavorare sul piano dell’energia e della sostenibilità. Invitando Rifkin abbiamo anche voluto dare il senso di un nuovo modo di pensare al rapporto tra crisi energetica ed economica.
 

D: Rifkin, un noto economista e guru dell’ecologia, è anche autore della recente “Carta per l’architettura del prossimo millennio” che chiude il 31 gennaio il festival Urbania proprio con una lezione magistrale sull’argomento. Quale novità lancia questa Carta?
R: È interessante pensare che in futuro le nostre case possano funzionare come centrali energetiche e quindi ribaltare un po’ l’idea che l’energia sia diffusa dal centro alla periferia e pensare ad un modello futuro in cui ogni edificio diventi una piccola centrale che diffonde energia attorno a sé, che produce, offre e/o vende energia. Questo il tema che chiude il festival e che è rivoluzionario: l’idea di una risorsa che parte dal basso e che si articola attraverso mille individualità.

Nadia Grillo
 



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